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Giovanni Argoli
Giovanni Argoli nacque il 1 luglio del 1606 a Tagliacozzo, da una famiglia che, secondo il Moreri, il Crescenzi ed altri, sarebbe originaria di Arles in Provenza. E' da credere che si rivelasse ben presto un « enfant prodige » nel campo letterario, se a soli dodici anni aveva gia scritto un lungo idillio pastorale a sfondo allegorico. Ancora adolescente si trasferì a Roma col padre, valente matematico, e di li a Padova nel 1632, dove;:si laureo « in utroque iure ». Ma la sua vera e più profonda passione rimase sempre quella per le lettere, tanto che all’età di 31 anni, previa presentazione del cardinale Bissia, fu chiamato alla seconda cattedra di « Litterae humanae » presso l'Università di Bologna.
   
Rediamo opportuno trascrivere la dettagliata motivazione della nomina, fatta dai « signori Assunti » dello Studio bolognese, poiché ci offre un quadro completo dell'attività intensissima svolta fino ad allora dal Nostro. Essa dice testualmente: « Il sig. Giovanni Argoli, gentiluomo di trentadue anni, ha, oltre lo studio delle leggi, nelle quali si dottorò, una squisita erudizione di Lettere Toscane Latine e Greche, non senza qualche cognitione, ancora, dell’Hebraiche; fu però il suo studio particolarmente sopra le cose Humane, nelle quali ha alzato grandissimo grido. Essendo di dodici anni dedicò al Serenissimo Principe Cardinale di Savoia l'Idillio della Bombace e della Seta, Trasformationi Pastorali: di 18 compose, imitando l'Adone del Marino, il suo poema dell’Endimione, ch’usci alle stampe dell'anno 1626. Venuto avanti poi nell’età ha scritto, conforme nota l'Allacci nelle sue Api Urbane a car. 144 e 260 lin. 13, dove egli raccoglie il catalogo dell’opere di questo ingegno, le seguenti composizioni: In stil latino: Vita columellae, Vita Q. Curtis Rufi, In auctorem ad Erennium animadversiones, Philippica Ciceronis nomine in M. Antonium, De aqua Martia libellus, Commentar. in Tacitum, Notae in Juvenalem et Persium, Indagines ubi expunctiones Auctorum ac eorum mendae continentur. In verso latino: De armamentario navali veneto poemation, De stipe Neptuni vulgo sponsalitio del Mare in Venetia poem., De pegmate subitariae navis poemation, Epulae Principis Veneti, Elegiar. liber, Epigrammaton lib. 2, De morte Neronis earmen, Suasoriae militum ad Alexandrum Magnum ne intret Oceanum. In verso toscano: Un canto della Gerusalemme distrutta, sonetti, canzoni, madrigali. 
   
Ha tradotto dal latino in toscano: La discordia di Petronio Arbitro in ottava rima, Il Pontano de Stellis in verso sciolto. Dal greco: La Jatro, Laurea dell’Allacci. Traduce hora li Commen ti di Eustatio Arcivescovo di Tessalonica sopra Dionisio d’.Alicarriasso e Theone sopra Auto. Vien lodato questo ingegno in più luoghi dagli autiori di questa età: come dal P. Tomasini nella vita del Petrarca, in due luoghi – da Gio. Rodio, nel Trattato ch’egli fa dell’Accia – da Baldassarre Bonifacei nella Epig. che si legge nell’Api Urbane a car. 261 – da Gabriel Nande francese nel suo Sintamma Militare – da Fortunio Liceto ne’ Dialoghi e da molti altri. Fu aggregato all’accademia degli Humoristi in Roma, in quella del signor Cardinale Barberini di lingua greca portatovi da soggetti Emin.mi, in quella dei Ricoverati di Padoa, dove ebbe i primi carichi, nell'una e l'altra degl’incogniti in Venetia, nelle quali tutte vivono onorate memorie di lui. E il detto sig. Argoli figliuolo di Andrea Argoli, c’hora legge le Matematiche nel1o studio di Padoa, autor delle Tavole del Primo e Secondo Mobile e dell’Efemeridi, gentiluomo di nascita e di costumi honoratissimi ». 
  
Fu in considerazione dei suoi alti meriti, dunque, che il 22 dic. 1637 fu deciso dal senato accademico di chiamare « excellentem D. Doctorem Johannem Argolum di Taliacozzio ad secundam litterarum Humanarum Cathedram... idque ad triennium ». Scaduta la nomina, l'Argoli nell’estate del 1639 si reco a Padova « per trattene”si ivi per alcuni negotii con suo padre ». Tornato a Bologna, potè avere la conferma dell’incarico solo dopo una pressante raccomandazione del card. Barberini. Infatti, il 26 nov. 1640 i Signori del Reg.to di Bologna, convinti che il soggetto raccomandato « e di profonda eruditione e persona che ha letto assai e che e in concetto di saper molto », si dichiarano favorevoli a confermarlo. Per anni cinque col primiero Honorario di L. 1500 e coll’esentione Urbana di più, purché egli legga all’avveniraiaco privatamente in casa, come richiede la qualith della soggetta materia per beneficio degli scolari ». Solo però nel gennaio 1642 il Senato accademico richiamò « D. Jo. Argolum a Taleacotio ad humanaru. litter. lecturam in Archigymnasio pubblice profitendam idque ad quinquennium » (1).
  
Benché nominato per un quinquennio, tuttavia « il suo nome si trova solamente registrato nel rotulo di quell’anno. Perocché, applicatosi nuovamente allo studio della legge, sostenne diverse dignità ed impieghi nello Stato della Chiesa, fra i quali, merce il favore del Cardinale Antonio Barberini, quello di Podestà di Cervia e poi di Lugo » (2). Non si sa altro di notevole della sua vita. Secondo il Papadopoli e il Mazzucchelli, mori. nel 1660. Per avere un elenco completo delle opere scritte dall’Argoli, a quelle sopra citate bisogna aggiungere le seguenti altre ricordate dal Minieri Riccio:
  
1) Onuphrii Panvini etc. De ludis circensibus libri 2; De triumphis lib. I etc. cum not. Jo. Argoli etc. Padova 1642, in fol.;
2) Epistula de lapide speculari etc. (sta a pag. 112 nel libr. « Responsa de quaesitis per epist. a claris Viris » di Fort. Liceto, Bologna 1640, in 4”); 
3) Epistula de templo Dianae Nemorensis (sta a pag. 7Sl del vol. 12 del « Thes. Antiq. Roman. » del Grevio); 
4) Alcuni versi latini sopra un’antica mensa di cui si servi il Petrarca (a pag. 142 del « Petrarcha redivivus » del Tommasini); 
5) Epithalamiun in nuptiis DD. Taddaei Barberini et Annae Columnae, Sonetti (a pag. 592 delle « Tre Grazie » di Ant. Bruni Roma 1630, in 12’); 
6) Epigramma latino (in fronte all’opera del padre « Exactissimae coelestium motum ephemerides », Padova 1648, in 4 ); 
7) Un opuscolo antiquario inserito dal Tommasini nell'opera « De Donar. » cap. 2 e 34 (cfr. A. L. Antincri, opere mss., Biblioteca Provinr.iale dell’Aquila) . 
  
Per finire, e doveroso ricordare l'interessante scoperta fatta da un giovane studioso abruzzese, Giorgio Morelli, il quale ha trovato, tra i manoscritti del cod. Barberiniano Latino n. 3901, una « Canzone in lingua rustica cicolana di Giovanni Argoli », che Vittorio Clemente ha poi acutamente illustrata su « Regione Abruzzese » (n. agosto 1967), rilevandone l'importanza non tanto per il contenuto, quanto « per la validità del vernacolo che l’autore ha usato con forme sincretiche e condensazioni poetiche ». 
   

NOTE 
1) Tutti i documenti citati o di cui si fa cenno, furono raccolti nell'Archivio di Stato di Bologna Assunteria di Studio. Essi sono riportati integralmente nell’opera di V. Balzano « I legisti ed artisti abruzzesi lettori nello Studio di Bologna », 1892. 
 
2) Cfr. V. Balzano, op. cit. 
 
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