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Tommaso da Celano
Testi di Padre Nicola Petrone  maggiori info autore
Il beato Tommaso 
da Celano
Francesco, cattolico e tutto apostolico, "non anteponeva nulla alla i salvezza delle anime" e "correva dovunque a predicare" la buona novella, diffondendo il "Messaggio" ed aprendo nel cuore del degli uomini un varco per dare inizio alla costruzione del Regno (ff. 1168). Pellegrinando "sulla terra, spargeva il seme della salvezza" e dovunque ha raccolto "una messe abbondante di buoni frutti". I suoi viaggi hanno avuto sempre scopo apostolico e mai motivo turistico o occasione di svago. Durante la sua vita terrena si è recato più volte anche in terra d'Abruzzo per evangelizzare queste popolazioni. Tommaso da Celano e i " primi biografi ci dicono che almeno due volte è venuto nella Marsica, fermandosi a Celano. La prima visita apostolica in terra d'Abruzzo è databile dopo la chiusura del Concilio Lateranense IV, durante l'invero del 1216. In quella occasione, ospite del Vescovo dei Mami lngherano, riceveee in dono dall'amico Tiburtino un pezzo di stoffa che utilizzava come mantello, a causa della rigidità della stagione, ma incontrata una donna "più povera di lui" che moriva dal freddo, se lo tolse e glielo regalò immediatamente. 
  
Vi si recò una seconda volta "dopo il ritorno dai paesi d'oltre mare" e fu ospite di un cavaliere di Celano per il quale "impetrò la salute dell'anima e dopo la confessione, avendo regolato le cose di casa sua, mentre altri si mettevano a tavola, spirò improvvisamente e si addormentò nel Signore". L'avvenimento è stato descritto da Giotto con un affresco stupendo nella basilica superiore di Assisi. Nelle fonti francescane e negli scritti dei secoli successivi non abbiamo alcun accenno o testimonianza o tradizione locale che Francesco sia passato o si sia fermato a Tagliacozzo, né che vi abbia fondato qualche eremo per i suoi frati. Solo sul finire del secolo scorso, il Canonico Andrea Di Pietro arguì Che Francesco forse era stato a Tagliacozzo, e Luigi Colantoni, nel pregiato volumetto "Il Beato Tommaso da Celano autore del Dies Irae del 1914, scrive: "Nel 1216, Francesco fondò un convento a Corvaro, uno a Tagliacozzo e uno a Carsoli sul colle Veziano". 
  
Mentre in molte località abruzzesi c'è tradizione che ci sia passato Francesco ed abbia dato inizio alla "sua religione", reclutando frati ed edificando eremi, come a Penne, a Castelvecchio, a Isola, Guardiagrele, ecc., del suo passaggio a Tagliacozzo non si ha alcuna tradizione. Ciò nonostante, questo centro marsicano divenne molto presto sede di un convento francescano. Pochi anni dopo la morte del Serafico Padre, verso il 1230, vi si recarono Tommaso da Celano ed altri confratelli che si stanziarono presso la chiesetta di Santa Maria in Silvis, dando vita ad uno dei conventi più antichi e prestigiosi della Provincia Pennese. Nella relazione inviata alla Santa Sede, in occasione della soppressione innocenziana, datata "24 febbraio 1650", si legge: "Quando e da chi fosse fondato e con che patti, non costa per scrittura speciale ma vi è memoria di Papa Innocenzo IV, quale l'anno nono del suo pontificato concedette indulgenza di 40 giorni a chiunque avesse fatto limosina a nostri frati per finire la fabbrica, ch'avevano incominciato di questo convento, quale dicono prendesse, e principiasse uno dei compagni del nostro Padre San Francesco...".
 
Il compagno di San Francesco è Tommaso da Celano e l'anno nono del pontificato di Innocenzo IV è il 1252, quando i frati erano già residenti nella cittadina marsicana da un ventennio. Fino al 1973 era conservato nella sagrestia della chiesa di S. Francesco di Tagliacozzo un prezioso "Ordo Rubricae o Diumo" in pergamena, del secolo XV. Come premessa al frontespizio di questo volume c'era una "cartula", anch'essa in pergamena e forse della stessa epoca, dove era scritto che l'altare maggiore di questa chiesa era stato consacrato da Girolamo de' Jacobutiis, vescovo di Veroli e nativo di Tagliacozzo, il 20 novembre 1233. Sfortunatamente, quel prezioso libro contenente la "liturgiadelle ore" e tante notizie importanti sulla storia del convento e della Provincia Religiosa è stato trafugato nel 1973! La notizia della "Cartula" ha molti lati oscuri: il D'Alençon la definisce addirittura priva di ogni fondamento in quanto il 20 novembre 1233, pur essendo giovedì, non era la festa di San Crisogono di cui si parla nella "Cartula", che era celebrata ogni anno il giorno 24 novembre. 
  
Inoltre lo storico cappuccino fa notare che secondo il diritto, la chiesa o l'altare poteva essere consacrato solo dall'ordinario del luogo. Un vescovo di fuori diocesi poteva consacrare solo con il permesso dell'Ordinario. Tagliacozzo ha fatto sempre parte della diocesi dei Marsi, e nel 1233 aveva il vescovo Giovanni. Non si comprende l'asserzione della "Cartula" che dice che il vescovo di Sora delegò l vescovo di Veroli a consacrare l'altare di una chiesa sulla quale non aveva alcuna giurisdizione. Anche se la "Cartula" lascia dei dubbi, le bolle pontificie che si susseguirono durante la metà del secolo XIII, dove si parla delle necessità economiche dei religiosi che stavano edificando chiesa e convento, implicitamente danno l'avallo al codicillo trafugato. 
  
Pur non avendo una data precisa sulla venuta dei frati a Tagliacozzo, "se si pensa che altre chiese e conventi minoritici richiesero decenni e anche secoli, non si è fuori della realtà se si afferma che le costruzioni di Tagliacozzo che, per ciò che riguarda la chiesa, appaiono già ultimate nel 1260 quando (18 maggio) Alessandro IV concesse 100 giorni di indulgenze a color che l'avessero visitata nelle feste della Madonna, di San Francesco, gj gail 'Antonio, di S. Chiara e anniversario della consacrazione, poterono durare"un trentennio". 
 
 
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