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Gaspare Trigambe
Testi tratti dal periodico Radar Abruzzo
Verso il 1546, o in quel torno di tempo, nacque nella gentile e colta città di Tagliacozzo nei Marsi, in provincia di Aquila, Gaspare Trigambe da civile ed agiata famiglia. Apprese i primi elementi del sapere nella città ove ebbe i natali, fiorente allora per lo studio della grammatica, del trivio, del quatrivio, del disegno, dell'incisione e delle arti meccaniche; e, d'ingegno svegliato, fin dall'infanzia mostro una volontà ferma e tenace per venire in possesso d'una soda istruzione. Avendo mostrata la sua propensione per la medicina, i genitori gli fecero proseguire gli studi; ma non si sa in quale città, se in Roma, com'e più probabile, oppure in Napoli, ne si conosce la città ove si laureo in medicina e chirurgia. 

A questa si dedicò con tutto l'ardore dell'animo suo e vi fece tali progressi che, ancor giovanissimo, si acquisto la fama di valente chirurgo in Italia e fuori. Giovanni Andres, nella sua opera Origine e progressi di ogni letteratura, ed alcuni altri lo chiamarono Gaspare Tagliacozzo e ritengono che fosse nato a Bologna nel 1546, forse per la lunga dimora che ivi fece, ed ove mori nel 1599; e concordi nel nome Gaspare ed, ignorandone il vero cognome Trigambe, gli danno quello di Tagliacozzo, desumendolo, come ovviamente si scorge, dalla nativa città, Tagliacozzo. Questo illustre figlio della Marsica mise la rivoluzione nel campo medico-chirurgico con un metodo tutto nuovo, ne sconvolse il sistema vigente ai suoi tempi; abolì le antiquate teorie medioevali; bandi dalla sua scuola l'astrologia, gia dagli Arabi propagata in Europa e che aveva formata fino allora una parte essenziale della medicina; e ricondusse la scienza medica ai suoi veri principi, basandola sulla parte sperimentale con la pratica costante delle osservazioni e dell'esame accurato dei malati, dei sintomi dominanti, dei fenomeni patologici morbosi e delle diverse fasi delle malattie. 
 
Con sistema scientifico fondato sui dettami sperimentali di Ippocrate e di Galeno, e con una facondia dotta, erudita, chiara, facile e persuasiva, giunse ad insegnare, a sollievo degl'infermi, un più razionale trattamento e una cura più efficace delle malattie. Nella chirurgia, non solo fu valente, ma divenne sommo sopra tutt'i chirurghi dell'epoca sua. Con l'anatomia analizzo il sangue, la dissezione minuta di tutte le parti dei corpo animale, la struttura dello scheletro, del cranio, del cervello, del midollo spinale, della spina dorsale, dei reni, della vescica, degli organi genitali, del cuore, dei midolli, delle ossa, della carne, dei tendini, dei nervi, delle arterie, delle vene, delle giunture, delle cartilagini, della pelle, dell'epidermide, del fegato, della milza, dei polmoni, dello stomaco, del ventricolo e dell'intestino. Divenne quindi insuperabile nelle operazioni chirurgiche, riuscite portentose, sempre con esito fortunato, ed eseguite con mano ferma e sicura armata degl'istrumenti anatomici. 
  
Quasi niente si conosce della sua vita, e soltanto si sa che, preceduto dalla fama di espertissimo chirurgo, tento la fortuna fuori d'Italia; fu professore di anatomia nell'Olanda, e poi si stabili a Bologna, invitatovi con insistenti preghiere daI Consiglio del Reggimento municipale bolognese, ed ivi mori nel 1599. Nelle pubbliche lezioni di anatomia, che teneva nello studio della dotta Bologna (Bononia docet), la sua cattedra era assediata da numeroso uditorio, veniva ammirata la sua profonda e soda scienza, la vasta erudizione e la fluente ed armoniosa locuzione, che lo fecero ritenere come un luminare fulgido delle discipline mediche: e per la valentia sorprendente nel curare le malattie, nel sanare le lesioni e nello estirpare con felice successo i tumori maligni ed incurabili, veniva comunemente additato pel chirurgo dei miracoli. 
  
Si era sparsa tanto la rinomanza deI suo sapere e deI1e prodigiose operazioni e guarigioni che compiva, che molti e spesso da ogni parte d'Europa andavano a Bologna ad udirlo e ad ammirare i portenti del suo coltello chirurgico. Col suo metodo nuovo fu insuperabile nella rinoplastica, e famoso lo resero le estirpazioni dei cancri al labbro, al naso ed all'orecchio. Con facile ed esperta mano toglieva col bisturi ed estirpava i cancri fino alla radici e cauterizzava la piaga con ferro ardente e con altri caustici, e poscia tagliava la pelle dalle braccia e la carne dalle spalle e dalle cosce dei malati stessi, e le inseriva ed innestava ai nasi, alle labbra ed agli orecchi consumati dai cancri; e con quest'innesti li sanava e guariva a meraviglia. 
  
Su questi tagli ed innesti della carne il Trigambe scrisse una importante opera: la prima edizione fatta a Venezia nel 1597 ha per titolo: "De curat. chirurgia per insitionem cutis "ex humero sarciendo;" e la seconda stampata a Francoforte nel 1598, in 8' e intitolata: "Chirurgia nova de nasium, aurium, labiorumque defecta per insitionem cutis ex humero, arte hactenus "ignota, sarciendo." Il nuovo metodo del Trigambe fu descritto dal professore Rambelli nelle Lettere sopra invenzioni e scoperte italiane (Modena, 1844. Lett. 31 e 32), ed illustrato nel volume Vl', anno 1844, del Giornale arcadico di Roma. Ne fa anche cenno Giuseppe Gattinara nella Storia di Tagliacozzo (Città di Castello, 1894, pag. 170). AII'ingresso del famoso Archiginnasio di Bologna vi sono i busti di San Carlo Borromeo e del Trigambe, ed in quella sala anatomica vi e la statua di Gaspare Trigambe con un naso in mano. Nella città di Tagliacozzo la Piazzetta che trovasi avanti la casa ove nacque l'illustre chirurgo e denominata Largo Trigambe. 
 

 
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