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Chiesa Santa Maria del Soccorso
Testi a cura del prof. Fernando Paqualone  maggiori info autore
Chiesa Santa Maria del Soccorso: facciataLa chiesa è citata nella bolla di papa Pasquale II del 25 febbraio 1115, con la quale veniva confermato al vescovo della diocesi marsicana, Berardo, il possesso di numerose chiese tra cui appunto questa, chiamata pero "S. Maria in Furca", forse perché situata nella forca o sella tra i monti Arunzo e Civita. Di questa prima costruzione rimangono soltanto, presumibilmente, la stanza di fondo (ora riattata e resa vivibile, ma prima una sorta di stalla spoglia e misera) ed il locale posteriore all'altare, che si presenta diviso in due campate, una più piccola con volta a crociera, l'altra con volta a botte a sesto acuto, entrambe pero non databili con sicurezza al XII secolo solo sulla base di tali generici particolari architettonici. 
  
Gli affreschi che decorano questo ambiente sono molto più tardi, ed appartengono a due fasi distinte, anche se il loro stato frammentario ne rende difficile l'interpretazione. Sulla parete di fronte all'ingresso si leggono ancora tre scene in sequenza: 
1) L'incontro di Anna e Gioacchino alla Porta Aurea; all'incontro assistono due pastori (si notino i loro bastoni); S. Anna invece non e accompagnata da donne; la scritta sottostante (...RIALI - MATRE... CHRISTI) e troppo mutila per essere a tutt'oggi interpretabile. 
2) La nascita della Vergine: l'iconografia e tradizionale, con la puerpera sul letto in un interno "moderno" definito dagli oggetti caratteristici (il letto, il caminetto); molto abraso, il dipinto si riduce quasi ad una sinopia. 
3) La presentazione della Vergine al tempio: l'interpretazione più ovvia (e che ha dominato nella tradizione) porterebbe a ravvisare nel soggetto la Visitazione della Vergine a S. Elisabetta. Personalmente preferisco vedervi la Presentazione della Vergine al tempio, soggetto piuttosto raro e tuttavia trattato anche da sommi maestri, come Giotto a Padova, dove appunto e presente la scala che conduce all'ingresso del tempio. 
  
Se cosi fosse, la figura sulle scale sarebbe il sacerdote, quella dietro un suo aiutante, mentre completamente perdute sarebbero le figure della Vergine quinquenne, di S. Anna e di S. Gioacchino. Sono indotto ad avanzare tale ipotesi sulla base delle seguenti osservazioni: a) la caduta del colore non consente di identificare il sesso della figura sulle scale; b) in una sequenza logica, la Visitazione verrebbe forzatamente DOPO l'Annunciazione, mentre nel caso in esame la scena precedente e sicuramente la Nascita della Vergine; c) nella Visitazione, la Vergine e S. Elisabetta sono strettamente abbracciate, mentre nel nostro caso la figura sulle scale protende le mani verso il basso, verso cioè un'altra figura che e ancora staccata; inoltre nello schema della Visitazione S. Elisabetta non e mai posta "più in alto" della Vergine, come sarebbe in questo caso. 
  
Le ultime due scene sono divise da una Crocifissione, di cui si vede soltanto il corpo del Cristo dal perizoma in giu. Dai pochi frammenti che restano si può avanzare la seguente ipotesi: nel corso del XV secolo si inizio la decorazione dell'ambiente: al di sopra di uno zoccolo di cui rimangono labili tracce fu dipinta una prima fascia con le Storie della Vergine, partendo dal muro breve sulla sinistra (dove e riemerso un frammento al momento illeggibile) o dall'angolo di quello di fronte. Vi potevano essere affrescati episodi come la cacciata di Gioacchino dal tempio, Gioacchino tra i pastori, il sogno di Gioacchino, ecc. Il racconto (ispirato ai Vangeli apocrifi, in particolare al protoevangelo di S. Giacomo) proseguiva con le tre storie superstiti e con altre scomparse (Annunciazione, Visitazione, ecc.); quindi dovevano seguire le Storie della vita del Cristo (Natività, Epifania, ecc.) che occupavano o gia parte della prima fascia e comunque continuavano sulla volta a botte archiacuta, e di cui la Crocifissione rimane l'ultimo brandello superstite, solo perché il pittore, per mancanza di spazio, escogito l'espediente di farla scendere con la parte inferiore ad incastrarsi tra le due scene del primo ordine. 
  
Forse le pitture del secondo ordine furono realizzate in un secondo momento e da un altro maestro, come sembrerebbe provare lo stile più sensibile ai valori luminosi di ciò che resta della Crocifissione. Ad ogni modo, se la nostra ipotesi e giusta, non può che crescere il rammarico per la perdita di un ciclo rarissimo in Abruzzo (tra i pochi esempi si può citare quello del Delitio ad Atri). Più tardi, nella seconda meta del '400, fu realizzata la decorazione della volta a crociera, con le immagini degli Evangelisti. Si riconoscono: S. Giovanni (gli artigli dell'aquila), S. Luca (la testa del toro), S. Matteo (e visibile parte dell'angelo), mentre totalmente scomparso e il S. Marco. Nei pennacchi della crociera sono busti di putti che si affacciano dagli oculi e che sembrano impensabili senza il modello dell'orologio di Paolo Uccello a Santa Maria del Fiore, come pure, nella lunetta dell'altro vano, due Dottori della chiesa, presumibilmente S. Ambrogio e S. Agostino. 
  
Gli Evangelisti poggiano su un motivo astratto, una sorta di nuvola stilizzata, con punte sfreccianti come fulmini o raggi di luce. Un motivo identico compare sotto l'orso affrescato sulla cappa del camino nella Stanza delle prospettive in Palazzo Ducale, per cui si può pensare ad uno stesso maestro, attivo prima nella dimora comitale e poi dagli Orsini stessi incaricato di completare la decorazione del Soccorso. La dignitosa perizia palesata nell'ottenere lo scorcio degli oculi per i putti e i due Dottori della Chiesa confermerebbe la vocazione prospettica dell'ignoto maestro. La navata della chiesa attuale doveva essere completamente decorata di affreschi, di cui rimangono pochi frammenti. L'altare cinquecentesco presenta: al centro la Madonna in trono ed in alto l'Eterno Padre (il volto della Vergine ed altri particolari sono stati malamente ridipinti); a destra la Maddalena, a sinistra S. Marco; i due quadretti raffigurano La Natività e l'Assunzione della Vergine, e sono opera di Angelo Guerra di Anagni del 1557. 
  
Sulla parete di sinistra due ex voto; sotto il primo si legge: ESSENDO QUASI MORTA LA MIA MATRE IN GINOCCHION PREGAI PER SUA SALUTE L'OTTENDI POI DALLA SUPERNA MATRE; il secondo ha come committente un soldato, e si notano la spada al fianco e per terra l'elmo (tipo morione) ed una sorta di archibugio. Sempre sulla sinistra, circa a meta della chiesa, in un'abside e collocato un altare tardo-barocco con un quadro raffigurante S. Carlo Borromeo (iscrizione humilitas nel cartiglio retto dall'angelo in primo piano), di dignitoso pittore settecentesco. Nell'absidiola di fronte, un affresco molto frammentario con la Deposizione, modesta opera di artigiano locale. Sulla parete, a seguire: S. Sebastiano, S. Bernardino da Siena, un Santo francescano (non dovrebbe essere S. Francesco, mancando le stimmate), la Madonna della Misericordia (col mantello aperto ad accogliere i fedeli) e tre santi francescani, tutti databili alla fine del '400. Il portale d'ingresso reca la data 1495, che forse indica il termine dei lavori di ampliamento della chiesa; la decorazione a motivi vegetali e di buona qualità. 
  
Nella lunetta e affrescata la Madonna col Bambino tra due angeli e due cherubini, opera databile alla fine del '400, subito dopo l'esecuzione del portale. Il pronao fu costruito alla meta del XVI secolo, forse in sostituzione di un'analoga struttura in legno, necessaria per proteggere le pitture che decoravano la facciata (si ha notizia da fonti storiche almeno di una colossale immagine di S. Cristoforo). Sul fregio l'iscrizione: SANCTA MARIA DELLO SOCURSO ORA PRO NOBIS AN. D. M542 A Dl XXIII AGUSTO. Il campanile presenta una copertura a piramide in pietra, secondo un tipo abbastanza frequente in Abruzzo. 
  
Secondo un'antica e radicata tradizione, la chiesa sarebbe stata fondata da Carlo d'Angiò, in ringraziamento alla Madonna per la vittoria su Corradino. Come abbiamo visto, essa risale ad epoca ben più antica, ed anche la possibilità che sia stata "ridedicata" dal sovrano francese si scontra con il dato di fatto che la minuziosa e quasi pedante Cancelleria angioina non emano neanche il minimo documento al riguardo. Dal Soccorso, scendendo lungo la via Valeria, si incontrano diversi interessanti esempi di edilizia privata, tra cui emerge un palazzetto con due bifore tardo-gotiche di estrema eleganza ed un portale in bugnato a punta di diamante; altre case presentano eleganti finestre guelfe o piccole bifore o portalini in pietra sobriamente ma elegantemente sagomati: sono gli unici resti di un tessuto urbanistico-
architettonico estremamente stratificato nei secoli e che doveva essere ricchissimo di soluzioni e variazioni. Purtroppo, la scarsa cura che se ne e avuta lo ha ormai quasi completamente cancellato. Caratteristiche tipiche del paese alto sono i cosiddetti "suppurteghi" (sottoportici), vicoletti di disimpegno che, diramandosi dalla strada principale verso il basso, conducono agli orti e ai servizi ricavati sul fianco del monte, e le "stracenne", strette feritoie lasciate aperte tra le case per consentire all'acqua piovana di defluire verso il basso. 
 
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