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Chiesa e Convento di San Francesco
Prefazione
di Pasquale Maffeo
 

Dopo l'aggiornata rivisitazione dell'universo francescano godibilissima in un libro che sarà bene leggere (Il messaggio di Frate Francesco), Nicola Petrone, onnivoro e inquieto spirito che alterna l'esercizio della poesia a escursioni in prosa, torna in queste pagine a percorrere i territori della storia e della storiografia che meglio connotano la sua identità di scrittore. 
Chi di lui conosca i lucidi contributi dati in un paio di lustri ad allargare e approfondire un filone da noi ancora incerto e mal praticato, riconoscerà qui subito, a primo impatto, la presa della medesima intelligenza che indaga e assume i fatti come lacerti di on divenire o sommerso o palese, comunque ininterrotto e dilatato, che si può definire storia della pietà cristiana in quanto evidenzia e crescita di civiltà nel segno dell'amore di Cristo fra gli uomini. Strada certo non agevole, che mette affanno e richiede saldi muscoli e affilate pazienze. 
 
Nel caso di Petrone, muscoli e pazienze hanno da tempo superato le prove di un insidioso collaudo e assicurano oramai una tenuta che scavalca fuori polemica gli schemi accademici e punta a ricostruire il tessuto delle realtà sociali attraverso la riscoperta e la ricucitura di minute trame di un passato che appunto si era inverato in edificazione e culto, in ventura pietistica, in testimonianza di fede. Si tratta dei robusti spessori in cui maturarono ed esplosero secondo brame e necessità litigi e beghe di potenti, catture e annessioni, contese diplomatiche, contrasti armati, istanze e rivendicazioni di popolo: gli spessori, insomma, che innescavano il travaglio civile quando la civiltà attingeva comunque al seno eterno della religione. Nel bene come nel male, l'opera dell'uomo urgeva e scaturiva da non effimere certezze. E persino l'accusa, l'interlocutore impietoso, era se cosi può dirsi schierato a parte Dei. Riprendendo a scrutare e interrogare carte di archivio, visitando terre e reperti, estrapolando e annotando da una ricca bibliografia, Petrone ha potuto disegnare con agile mano una geografa ancora una volta francescana attorno a uno dei luoghi più fascinosi e interessanti del centro Italia: Tagliacozzo, come il titolo dichiara, e in particolare il convento che là fa nei secoli centro di vita e di cultura non solo monastica e minorita ma altresì Laica e profana, con implicazioni e risvolti via via nuovi, al passo coi tempi, non marginali nel contesto di eventi maggiori. Pensiamo, per esempio, a Corradino di Suevia.
Il lavoro prende avvio da lontano, rincorre le tracce di üna prima chiesetta èxtra muros dedicata a Santa Maria, identifica nel locus Sancti Francisci il nucleo di un èremo, narra dèl fondatore biografo Tommaso da Celano, inscrive nell'ambito delle vicende religiose percorsi e interessi squisitamente mondani, in largo senso politici e dunque un po' anche demoniaci. Fin dagli inizi, noi vediamo, il polso dei reggitori civili, eredi o arraffatori, instaura controlli, concede, ricusa, opprime, taglia, si allenta in gesti munifici.
 
La fortuna anche materiale dél convento è legata a doppio filo con la fortuna del contado. E questo, il contado 'con acquisti e perdite, sarà sempre più intimamente-penetrato dal mistero, dalla bellezza, dall'intimazione cristiana che suona sul labbro di frati e penitenti. Sotto l'occhio passano processionï e guerre, miracoli e calamità. Focosi rampolli dei Colonna e degli Orsini, dame cavalieri e soldati di ventura, persino qualche re di straforo, mettono piéde a cuore nel castello, si inginocchiano nella chiesa di san Francesco,cantano il Të Deum, escorio rinfrancati e scorrerie è dissipazioni. La trama si allarga e si infittisce. Il lettore osserva dal margine l'ordito sapiente, scopre strappi e lacerazioni, restauri e rappezzi. La traslazione delle spoglie del beato Tommaso, il rinnovamento spirituale nella comunità, la soppressione napoleonica e le aonime spogliazioni che ne seguirono sono alcuni dei nodi più larghi e vistosi in quell'ordito. Senza poi dire del lustro e dell'esempio di teologi e predicatori, musici e artisti, tatti ovviamente francescani che del chiostro di Tagliacozzo vissero e operarono. 
 
L'ultima parte del libro è dedicata al ritorno dei religiosi nel luogo finalmente restituito alla famiglia. Non solo. Ma in essa l'autore dà la ricognizione delle più lodevoli cose d'arte che lassù si possono oggi credere. Noe sono molte, è vero. Però le poche fortunatamente rimaste, quando si siano ammirate e godute nelle loro intrinseche qualità, davvero valgono un viaggio. E noi, viaggiatori sulla sedia, anche di questo dobbiamo essere grati a Petrone. Egli nulla ha lasciato in ombra e tutto ha riportato nella giusta luce: con incisività e misura. 


Introduzione 
di Nicola Petrone
 

Durante i festeggiamenti per l'ottavo centenario della nascita di S. Francesco d'Assisi (1982), i frati minori conventuali di Tagliacozzo hanno organizzato molte cerimonie commemorative per ricordare il grande evento della nascita del Poverello d'Assisi. Contemporaneamente si sono proposti di prendere coscienza più direttamente della storia del loro convento e chiesa, dall'origine sino ai nostri giorni, agitando a me il compito di tale ricerca. Dopo un inizio difficoltoso, per la complessità del problema e per la mancanza di studi organici preesistenti, mi sono posto al lavoro, ricercando notizie, dati e personaggi so libri e documenti vari, tra loro lontani nel tempo. 
 
Oggi, il lavoro è completo. Prima di dare alle stampe queste pagine ho il dovere di ringraziare gli amministratori comunali di Tagliacozzo che hanno cooperato intensamente per la ristrutturazione del meraviglioso complesso francescano della cittadina marsicana, gli amici tagliacozzani che mi hanno incoraggiato nello stendere queste pagine, i religiosi della comunità di S. Francesco che hanno avuto fiducia in me, proponendomi questa ricerca storica e soprattutto il chiarissimo storico P. Giovanni Odoardi che, con i suoi consigli e suggerimenti, mi è stato di grande aiuto nella sistemazione definitiva del lavoro. 

 
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