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Gli Orsini conti di Albe e duchi di Tagliacozzo
Testi a cura di Francesco Belmaggio  maggiori info autore
Nel 1294, con diploma specioso, il re angioino investiva della contea di Albe e Tagliacozzo, per 40 once d'oro, Iacopo Napoleone Orsini, anche se nel 1305 ne risultava ancora titolata contessa Filippa di Albe. Già in questo periodo storico, si assiste al cosiddetto nepotismo mediante cui le potenti famiglie romane, alle quali spettava il privilegio di elezione papale, si allargano come i tentacoli di una piovra, nelle regioni vicine in cerca di feudi, pretende, benefici ecclesiali per i loro rampolli, disarcionando le famiglie locali. E' in questa ottica espansionistica trovano terreno fertile nella Marsica, dove si succederanno i rappresentanti degli Orsini, dei Colonna, dei Piccolomini, Sannesi, Peretti, Savelli, Cesarini Sforza che vi si consolideranno sino all'eversione dei feudi.
  
L'albero genealogico degli Orsini inizia dal 1083 ed e registrato nel fondo Ottoboniano della Vaticana, mentre un compendio si trova nel fondo Barberiniano fatto per volontà papale, in quanto ben 5 papi da Stefano III (752) che consacro il re Pipino e i discendenti Carlo e Carlomanno e dalla cui donazione ebbe inizio lo stato della chiesa a Paolo I (757) suo fratello che fondo il monastero di S.Silvestro in Capite facendo trasportare in Roma i corpi dei martiri cristiani tra cui S.Petronilla ritenuta figlia di S.Pietro; a Celestino III (1191); a Niccolo III fino all'ultimo pontefice Benedetto XIII che tenne nel 1724 un concilio in S.Giovanni in Laterano, bollando il Giansenismo. La famiglia ebbe 18 tra santi e beati, fra cui S.Benedetto e Santa Scolastica, 49 cardinali di Santa Romana Chiesa, 7 senatori e Prefetti di Roma, 6 gonfalonieri, 6 contestabili di Sicilia, 20 Elettori di Sassonia e Brandeburgo, Maestri gerosolimitani e Templari e s'imparento con re e imperatori dell'intera Europa.
  
Gli Orsini hanno goduto i feudi con titoli di conte di Nola, principe di Taranto, duca di Bracciano, principe di Solofra, conte di Tagliacozzo e d'Anguillara; quest'ultima eretta a favore di Giordano Orsini in marchesato, dopo la compra dal cognato re di Napoli da cui l'inserimento dell'anguilla nello stemma del casato. Tra le donne Orsini si ricordano Batilde moglie del re franco Clodoveo II; Agnese sposa del re di Polonia Primislao; Cunegonda moglie di Buda re d'Ungheria; Clarice moglie di Lorenzo il Magnifico signore fiorentino e madre del pontefice Leone X e Alfonsina moglie di Piero dei Medici ava di Caterina regina di Francia e signora di Castelmadama. Un ramo dei conti di Pacentro ottenne dal re Roberto d'Angio le contee di Albe e Tagliacozzo, nonché il grado di Gran Contestabile di Napoli. Francesco Orsini figlio di Giovanni duca tagliacozzano, fu signore di Roma con Sciarra Colonna e ottenne la contea del S.R.I. Il principe Giordano e i suoi discendenti furono assistenti al soglio pontificio,signori di Piombino e duchi d'Aragona, conti Palatini e Grandi di Spagna di I classe. Tra i conti di Tagliacozzo si distinsero Iacopo cardinale diacono di S.Giovanni in Velabro che fu sepolto nel 1329 a Tagliacozzo; Nicolo nipote di Carlo Orsini celeberrimo condottiero difensore di Padova nel 1459 contro l'imperatore Massimiliano; Rinaldo capitano di ventura divenuto nel 1445 principe di Piombino. 
  
Dagli Orsini romani si ramificarono 7 rami tra cui primeggio quello di Bracciano e al principe Giordano, l'imperatore Ferdinando II con cesareo diploma del 1625, concedeva lo stemma araldico ufficiale. La famiglia fu senza dubbio una delle più illustri del mondo e il pontefice Leone IX ordino che nella Pentecoste si dovesse benedire una rosa d'oro da consegnare al principale feudatario di casa Orsini e la prima donazione avvenne nel 1052 a favore di Lodovico Orsini il vecchio di M.Giordano e il fiore divenne l'insegna del casato "Haec rosa magnanimi difenditur unguibus Ursi". Raimondo Orsini partecipo alle spedizioni in Terrasanta per liberare il Santo Sepolcro ed il papa Gregorio IX gli diede una rosa d'oro al merito. Enrico fondo in Carinzia il ramo dei Rosenberg o signori della rosa raffigurata nello stemma. L'Amayden ritiene che la rosa sia stata adottata dal casato come anagramma del nome Orsini-Rosini. Secondo alcuni genealogisti la famiglia era di origine gotica e sarebbe sorta da un bambino abbandonato e allattato da un'orsa come Romolo e Remo da una lupa e chiamato Orsino, mentre altri la fanno derivare da Caio Orso Flavio generale dell'imperatore Costanzo, i cui eredi si distinsero da meritare dall'imperatore Giustiniano il titolo di Prefetti dell'Umbria. 
  
Il I duca di Tagliacozzo Napoleone Orsini fu seguito cronologicamente da Giacomo, Orso, Giovanni, Giacomo, Giannantonio, Napoleone e Roberto nel 1464 e Virginio figlio di Napoleone che moriva a Napoli nel 1497. Lo stemma degli Orsini e inquartato da una croce d'argento: nel I d'oro all'aquila di nero bicipite e aureolata; nel II di rosso a due pali d'oro; nel III di rosso a tre fasce d'argento; nel IV troncato sopra d'azzurro gigliato d'oro, sotto di Gerusalemme che e d'argento alla croce d'oro potenziata accantonata da 4 crocette dello stesso. Sul tutto di Orsini che e inquartato; nel I e nel IV bandato d'argento e di rosso con il capo del primo carico di una rosa di rosso e sostenuto da una fascia d'oro carica di un'anguilla di verde ondeggiante nel verso della pezza; nel II e nel III d'oro all'orso di nero ritto; Il cimiero e dato da un orso di nero tenente colla branca anteriore destra una rosa di rosso.
  
I sostegni sono formati da 2 orsi di nero levati e affrontati. In altro stemma a scudo torneario alla foggia tedesca, si raffigura l'arma semplificata degli Orsini "bandato d'argento e di rosso.Capo d'argento caricato di una rosa di nisso bottonata d'oro e sostenuta da una fascia d'oro caricata da un'anguilla ondeggiante d'azzurro" e sormontata a lato da un elmo cimiero, di profilo con drago alato e lambrecchini. Lo stemma usato dal papa Benedetto XIII Orsini raffigurava nel capo l'arma dell'ordine religioso cui apparteneva "all'agnello d'argento su prato verde" sormontato dalla corona e nel partito sottostante di parentela: nel I degli Orsini e nel II d'azzurro alla torre terrazzata di verde, palcata di 3, merlata e chiusa di nero.
  
 Testi tratti dal libro Storia e araldica della città di Avezzano
 
 
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