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Cenni storici
Testi a cura del prof. Fernando Pasqualone  maggiori info autore

Le prime notizie storicamente attendibili relative all'esistenza di un centro abitato nel luogo dell'attuale Tagliacozzo risalgono all'XI secolo. Prima di tale data vi sono soltanto riferimenti al monastero di S. Cosma in Heloritu (oppure Elorito, Olerito, Hilaretu, corruzione medievale dal latino lauretum = laureto, bosco di allori, per bosco in generale) rintracciati in diplomi imperiali già forse carolingi, e poi sicuramente di Ottone I di Sassonia e del nipote Ottone III, datati rispettivamente al 964 e 998. Che intorno al convento esistesse un agglomerato di casupole di contadini è plausibile, ma lo sviluppo di un vero e proprio centro abitato intorno alle tre parrocchie di S. Nicola, S. Egidio e S. Pietro dovrebbe risalire agli inizi dell'XI secolo (1). Non che nelle epoche precedenti la zona risulti disabitata: tracce consistenti di insediamenti in grotte o ripari sotto roccia testimoniano la presenza dell'uomo già in epoca neolitica e nell'età del bronzo. 
    Bifora tardo-gotica
È però significativo che

tali insediamenti si
trovino nella parte alta dei monti Arunzo e Civita e nella valle dell'Imele all'altezza di Colle S. Giacomo, mentre nel luogo dell'attuale Tagliacozzo non se ne ritrova traccia alcuna. Cosi è anche dimostrato che il tracciato dell'antica via Tiburtina seguiva quello dell'attuale via Valeria che taglia il paese alto: ne rimangono importanti resti nella parte centrale (2), oltre ad alcune pietre miliari ritrovate nella zona del Calvario ed altrove e ora malamente parcheggiate nei giardini pubblici. Ma l'esistenza di un villaggio romano o equo oppure di una stazione di posta non è comprovata da alcun elemento né, a maggior ragione, si riscontrano tracce di un insediamento tardo-antico. È certa invece l'esistenza in epoca tardo-imperiale di un fundus Camerius nei luoghi delle attuali frazioni di Camerata (che ne tramanda il nome) e Sorbo. Agli inizi dell'XI secolo il territorio di Tagliacozzo era inglobato nella Contea dei Marsi, creata al tempo della conquista franca n spese del Ducato longobardo di Spoleto, e concessa in feudo nel 926 da Ugo di Provenza a Berardo il Francigeno, capostipite del casato dei Berardi. 
  
Intorno a tale epoca si può ipotizzare l'inizio della creazione di un centro abitato di impianto prettamente medievale, con case piccole ed arroccate sulla frana del monte Civita, intersecate da stradine anguste e spezzate, intorno all'asse viario principale dell'antica Via Valeria. A difesa dell'abitato esisteva già indiscutibilmente una rocca sulla sommità del monte Civita, forse sui resti di una precedente fortificazione equa. Il paese si sviluppò quindi ad ondate verso il basso, espandendosi velocemente forse per l'afflusso di abitanti provenienti da centri vicini, abbandonati perché scarsamente protetti, mentre il nuovo agglomernto venne presto difeso con un primo sistema murario che aveva nel Castello il suo perno e scendeva poi a valle serrandolo in una sorta di sacca che arrivava all'altezza del Palazzo Ducale. Il Paoluzi (1929, p. 14), riporta la notizia della data 1074 incisa nel ceppo della campana di S. Nicola: essendo esso scomparso non è possibile verificarne la lettura, ma la data (letta dal resto in epoca abbastanza recente, cioè nel 1926), può essere accettata come punto di riferimento cronologico. 
  
Per ciò che riguarda il dominio su Tagliacozzo (il nome comincia ad apparire proprio nell'XI secolo, e l'ipotesi etimologica più equilibrata lo fa derivare da talus cotis = fenditura della roccia), esso era diviso tra varie famiglie feudali, alle quali si aggiunse nel 1173 quella dei de Pontibus, che riuscì infine ad unificare il feudo sotto la propria autorità grazie al favore di Carlo d Angià, che volle cosi ricambiare la posizione neutrale mantenuta da Andrea de Pontibus in occasione della Battaglia di Tagliacozzo del 1268" (3). Carlo ottenne la vittoria grazie ad uno stratagemma suggeritogli probabilmente da Erardo (Alardo) di Valéry, suo consigliere. Sul campo di battaglia questi schierà soltanto una parte dell'esercito angioino, lasciando una riserva (di circa 700 uomini) nascosta tra i boschi della collina di Alba Fucens. A capo di tale riserva c'era lo stesso Carlo, che si era fatto sostituire sul campo da Enrico di Courance, il quale ne indossava l'armatura e le insegne. Nella prima fase dello scontro l'esercito di Corradino ebbe facilmente ragione di quello avversario e, quando Enrico di Courance cadde ucciso, gli svevi - credendolo Carlo - pensarono di aver avuto partita vinta, sbandandosi al saccheggio dei nemici morti. 
  
Carlo ebbe quindi facile gioco, usci dal nascondiglio e col suo gruppo ebbe agevolmente ragione degli avversari, ormai incapaci di ricompattarsi per offrire valida resistenza. Corradino si salvò a stento con una rocambolesca fuga, ma catturato in seguito fu decapitato sulla Piazza del Mercato a Napoli. Tutti gli svevi fatti prigionieri sul campo di battaglia furono giustiziati. Carlo eresse l'abbazia di S. Maria della Vittoria sui luoghi stessi della battaglia in ringraziamento per l'insperato successo: di essa restano solo miseri cumuli di macerie. 
  
Il matrimonio di una delle figlie di Bartolomeo de Pontibus, Risabella o Isabella, con Napoleone Orsini, già signore di una parte di Vicovaro, spalancò agli Orsini stessi il possesso di Tagliacozzo, dapprima condiviso, ma poi concentrato nelle mani della sola famiglia romana. Attraverso altri membri (a Napoleone successe il figlio Giacomo, poi Orso, Rinaldo (4), Giacomo e Giannantonio) gli Orsini mantennero la signoria di Tagliacozzo fino alla metà del XV secolo. Allorché Ladislao di Durazzo (nel corso della guerra per la successione al trono di Napoli tra durazzeschi e angioini) sembrò voler spingere la propria audacia contro lo stesso Stato pontificio, Giacomo Orsini si recò a Bologna dal nuovo papa, Alessandro V, recandogli il gonfalone di Roma ed offrendogli il proprio appoggio contro le pretese di Ladislao. Alessandro V gradi molto questo atto di sottomissione, al punto di staccare la contea di Tagliacozzo dal Regno di Napoli ed aggregarla allo Stato pontificio, rendendola cosi indipendente dal re di Napoli. 
   
Tale autonomia della Contea ebbe breve vita, ma Giacomo Orsini sfruttò la benevolenza del pontefice per ottenerne la concessione per l'apertura in Tagliacozzo di una zecca (nel 1409 o al più tardi nel 1410), nella quale furono coniati due tipi di monete, il bolognino ed il cavallo, in diverse leghe e pesi. Il bolognino, in rame, reca sul dritto il busto di Alessandro V e sul rovescio la scritta TALIACOZO sul bordo e nel campo una rosa (Orsini) e le lettere TALC disposte in croce (esempio tipo: peso grammi 0,68 e diametro mm 15). Il caval lo di Federico III d'Aragona, coniato dal 1495 al 1501, presenta sul dritto la testa di profilo del re (leggenda: FEDERICVS REX) e sul rovescio un cavallo che scende verso sinistra (leggenda: EQVITAS REGNI; esempio tipo: peso grammi 1,40 e diametro mm 19). Con Giannantonio Orsini (che riuscì ad inglobare nei suoi possedimenti anche le contee di Alba e fu signore di Tagliacozzo insieme a Francesco Orsini conte di Gravina) si estingue il ramo diretto dei Conti di Tagliacozzo. 
  

Dopo un periodo di vacanza in cui i due feudi furono riaccorpati al Demanio regio (Regia Camera), subentrarono nel possesso gli Orsini di Bracciano, come parenti più prossimi, con i quattro fratelli Giovanni, Latino, Roberto e Napoleone. I primi due essendosi votati alla carriera ecclesiastica, lasciarono il feudo ai fratelli Roberto e Napoleone, che lo ressero insieme, anche se sembra che tra i due sia intervenuto un accordo (peraltro sempre onorato), per cui Roberto si dedico al feudo di Tagliacozzo, lasciando a Napoleone quello di Bracciano. Sotto Roberto Orsini Tagliacozzo conobbe una delle più splendide stagioni della sua storia. Roberto esercitava il mestiere (tradizionale nella famiglia) di condottiero, e da solo o col fratello Napoleone (detto il Cavaliere) partecipo alle varie guerre tra i potentati dell'Italia centro-meridionale. Nel corso di tali campagne militari ebbe modo di conoscere ed ammirare Federico da Montefeltro (anch'egli condottiero) e non e da escludere che ne abbia voluto imitare lo splendido mecenatismo, ampliando ed abbellendo con sfarzo da vero principe del Rinascimento il palazzo Orsini, poi divenuto Ducale. 
  
In una sala del primo piano (detta Sala delle prospettive) un'iscrizione sull'architrave d'una finta porta tramanda ancora i titoli di cui Roberto si fregiava: comes et capitaneus. Morto Roberto senza figli, gli succedette il nipote Virginio, figlio di Napoleone. Virginio venne cosi a concentrare nelle proprie mani un dominio vastissimo (Bracciano, Tagliacozzo ed altri feudi abruzzesi) che tagliava in orizzontale la penisola dal mare Tirreno all'Adriatico. Inevitabile pertanto la reazione del re di Napoli, volta alla normalizzazione di una situazione politica potenzialmente esplosiva, con uno Stato virtuale degli Orsini indipendente sia dal re che dal Papa: Virginio fu privato del feudo nel 1497, assegnato il 6 luglio dello stesso anno ai Colonna. Virginio cerco di ribellarsi ma, fatto prigioniero, fu rinchiuso in Castel dell'Ovo, dove mori, forse avvelenato. 
  
Virginio fu una notevole figura di mecenate, emulo in questo dello zio Roberto; i suoi rapporti (documentati) col Pollaiolo, con Francesco di Giorgio Martini e Antoniazzo Romano gli assegnano un posto di primo piano nel panorama culturale di fine Quattrocento, ed anche se egli concentro le sue attenzioni soprattutto sul feudo di Bracciano (e sul castello omonimo), pure non dimentico i possedimenti abruzzesi, come testimonia almeno la costruzione del castello di Avezzano. I Colonna assunsero il titolo ducale di Tagliacozzo ed Albe e ne mantennero il possesso fino alla soppressione del feudalesimo nel 1806. Il primo duca, Fabrizio, confermo ed amplio alla città di Tagliacozzo i privilegi di cui aveva goduto sotto gli Orsini, privilegi regolarmente ribaditi nel tempo sotto i suoi successori. Ma i Colonna non ebbero verso Tagliacozzo le stesse sollecitudini degli Orsini, e spostarono sensibilmente - senza riuscirvi appieno, peraltro (5) - il centro di gravita del feudo verso Avezzano, di cui utilizzarono ed ingrandirono il castello (già edificato da Virginio Orsini). 
  
Il processo di normalizzazione programmaticamente attuato dai Colonna si tradusse anche in vistosi atti formali di riconoscimento dell'autorità del sovrano: nel catasto del 1631 lo stemma di Filippo IV re di Spagna, Napoli e Sicilia, dipinto a tempera su carta pergamena, precede e spicca su quello di famiglia, dipinto su carta comune. Tagliacozzo cadde dunque in un torpore interrotto saltuariamente da episodi isolati, del resto condividendo in ciò il destino di pressoché tutta l'Italia. Come esempio di questo provincialismo socio-culturale tra XVII e XVIII secolo, provincialismo interrotto da improvvisi, ed imprevedibili, bagliori di modernità, possiamo citare la figura di Andrea Argoli (1570-1649), che in un periodo di sostanziale conformismo e di pianificata dissimulazione si dedico a studi matematici ed astronomici di indubbio interesse. Mori a Padova, dopo aver insegnato nella stessa Università gia resa illustre dal Galilei. 
 
Merita altresì di essere ricordata (anche per dirimere una lunga controversia circa il luogo di nascita) la marchesa Petronilla Paolini-Massimi, più conosciuta con lo pseudonimo di Fidalma Partenide col quale fu accolta tra i poeti dell'Arcadia, nata in Tagliacozzo il 24 dicembre 1663 e battezzata nella chiesa di S. Cosma il 29 dello stesso mese. Donna di grande cultura, nelle sue poesie seppe esprimere, con toni di profondo lirismo, la propria esperienza esistenziale, caratterizzata da un forte impegno etico-religioso. Ancora un esempio: il 29 agosto 1793, in una riunione dell'Amministrazione cittadina,
 "1°  Si propone alle SS' VV' come trovandosi attualmente questa popolazione, come tante volte e avvenuto, nell'estrema penuria dell'acqua per l'usi della vita; poiché l'acqua del fiume, per lo più torbida e sempre di pessima qualità e... dell'intutto nociva, e quella de' pochi Poggi, oltre l'essere di Raggion de' Privati... rimanendo affocata ne' fondi... e pure di cattiva qualità, sarebbe ora una volta che in questa età, in cui tanto giustamente si apprezza la publica felicita si mandasse in effetto l'opera tante volte meditata da nostri Maggiori di condurre dentro l'abbitato l'acque più pure e più salubri sorgenti nel nostro territorio, e propriamente piedi la montagna detta le Coste.   
" 2° Si propone... dovendosi fra le altre dentro l'abbitato costruirsi una fontana nella pub[lic]a Piazza, debba questa farsi con qualche disegno di buon gusto, perché serva anche di ornamento alla Patria". La risoluzione e owia, "nemine discrepante": "... per la mancanza che si sperimenta di acqua nell'esta', e per la pessima qualità di essa in tutto l'anno..." si decide di portare nell'abitato acque da "quelle sorgenti... si riterranno proprie..." creando per il paese fontane (non solo quella della piazza dunque) "perché riesca l'acqua al possibile di egual vantaggio a tutti li cittadini". 
    
L'idea di unire l'utile al dilettevole non può certo dirsi originale, ma l'accentuazione dell'interesse sulla "publica felicita", la preoccupazione per la salubrità dell'acqua che sottintende quella per la salute pubblica, la volontà che l'iniziativa sia di utilità per "tutti li cittadini" mostrano un'apertura verso la modernità impensabile senza una diffusa penetrazione delle idee dell'età dei lumi. Del resto, l'esigenza era resa ancora più urgente dal fatto che Tagliacozzo continuava ad essere il più popoloso centro della zona, come si rileva da una sorta di censimento fatto in occasione della "leva delle reclute" il 31 agosto 1794, quando i parroci presentano lo "stato delle anime" delle rispettive parrocchie, con questi risultati: 
TAGLIACOZZO 
San Cosma 
San Pietro 
S. Nicola 
S. Eggidio 
 
 
Poggetello 
Villa S. Sebastiano 

 

1734 
150 
319 
160 
2363 
 
315 
460 
Totale 3138 
 
Calcolando che il censimento riguardava (a mio parere, ma posso essere smentito), i soli maschi adulti e abili alle armi, se ne può dedurre che Tagliacozzo (con le due "frazioni" di Poggetello e Villa San Sebastiano) doveva contare oltre 12.000 abitanti. L'avvento dei Francesi porto una ventata di novità, con l'abolizione del feudalesimo, cosi come in seguito le guerre d'indipendenza fino alla proclamazione del regno d'Italia, anche se la maggioranza della popolazione si mantenne tenacemente legittimista, intralciando l'instaurazione del nuovo regime. Anche il brigantaggio (piaga dell'Italia post-unitaria) ebbe le sue ripercussioni in Tagliacozzo. 
  
L'episodio più clamoroso avvenne nel dicembre 1861, quando lo spagnolo Joseph Boryes fu catturato con la sua banda di 17 uomini in un cascinale della Valle di Luppa, dove il gruppo era giunto dopo un'epica traversata dalla Calnbria, sempre seguendo la dorsale degli Appennini, con l'intento - forse - di raggiungere Roma. Boryes ed i suoi compagni furono fucilati l'8 dicembre 1861. Con la fine del secolo Tagliacozzo viene definitivamente scoperto come luogo di villeggiatura, soprattutto estiva. Dapprima centro piuttosto esclusivo e frequentato da un ceto sociale medio-alto, nel secondo dopoguerra ha conosciuto un vero boom con un turismo di massa che spesso crea più problemi di quanti non ne risolva. 11 solo scempio urbanistico, che non rispetta ne l'ambiente naturale ne un patrimonio architettonico se non unico, certo raro, valga di esempio. Che queste pagine possano contribuire a salvarlo dal completo annichilimento. 
  


Note

(l) Non si può escludere, come vorrebbero alcuni storici locali, che il primo nucleo sorgesse sulla sommità del Monte Civita, intorno ai ruderi del Castello, ma sembra più logico pensare che questo centro abitato sia sorto solo dopo la costruzione del Castello stesso e in funzione di esso, come luogo di abitazione e di riferimento per i militari che prestavano servizio nella roccaforte. Ciò spiegherebbe sia la presenza della chiesa di S. Cecilia, sia l'abbandono dell'abitato ai primi del XVIII secolo, cioè in concomitanza con la presumibile perdita di importanza del forte stesso. 
 

(2) Devo questa segnalazione alla cortesia del sig. Angelo Masci. 
 

(3) La battaglia si svolse nei Campi Palentini, tra Scurcola Marsicana, Magliano e Alba, ma è conosciuta come Battaglia di Tagliacozzo soprattutto sulla scorta dei versi di Dante: 
... e là da Tagliacozzo, 
dove senz'arme vinse il vecchio Alardo 
(Inf. XXVIII, 17-18). 
 

(4) Rinaldo è il primo ad aver ottenuto il titolo di Conte di Tagliacozzo, concessogli dalla regina di Napoli Giovanna I (la Pazza) in data 25 luglio 1385. Sull'interessante Rgura di Rinaldo Orsini, cfr. E.R. LABANDE, Rinaldo Orsini conte di Tagliacozzo, traduzione di L. Saviano, Avezzano, 1994.
 
(5) Nella galleria della carte geografiche in Vaticano, realizzata (com'é noto)m intorno al 1582, Tagliacozzo é ancora senz'altro il maggior centro della zona, di gran lunga più esteso ed importante di Avezzano e della stessa Celano.
 
Testi tratti dal libro Tagliacozzo Guida Storico-Artistica
 

 
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